Negli ultimi anni, trasferirsi all’estero non significa solo cambiare Paese, ma anche affrontare potenziali controlli fiscali italiani volti a verificare l’effettività della residenza estera. È sempre più frequente, infatti, che l’Amministrazione finanziaria effettui verifiche per contrastare fenomeni di evasione o elusione fiscale legati a trasferimenti fittizi di residenza.
Secondo l’art. 2, comma 2, del TUIR, una persona fisica è residente in Italia se, per la maggior parte dell’anno (almeno 183 giorni), soddisfa anche solo uno di questi requisiti:
- iscrizione all’anagrafe della popolazione residente;
- residenza ai sensi del codice civile (dimora abituale);
- domicilio fiscale, inteso come luogo dove si sviluppano le principali relazioni personali e familiari;
- presenza
fisica sul territorio.
L’iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) è fondamentale ma non sufficiente da sola a provare il trasferimento effettivo. Occorre dimostrare anche la reale radicazione nel Paese estero.
L’Agenzia delle Entrate utilizza diversi strumenti per individuare possibili trasferimenti fittizi, come:
- il sistema SO.NO.RE. per selezionare soggetti a rischio;
- incroci tra banche dati (anagrafe tributaria, CRS, conti correnti, movimenti bancari, utenze domestiche, social network, etc.);
- questionari specifici inviati ai contribuenti per ottenere chiarimenti sulla residenza.
Alcuni elementi, se presenti, possono far presumere una residenza fiscale italiana:
- familiari residenti in Italia;
- legami sociali, culturali, politici o ricreativi in Italia;
- cariche sociali in società italiane;
- figli iscritti a scuole italiane;
- disponibilità di immobili ad uso abitativo in Italia per oltre 90 giorni;
- possesso di beni mobili registrati in Italia;
- partecipazioni in società italiane;
- percezione di redditi da fonti italiane;
- utilizzo di carte di debito estere in Italia.
Per difendersi da un accertamento, il contribuente deve documentare in modo completo la propria vita all’estero. Tra i documenti utili:
- contratto di lavoro stabile nel Paese estero;
- iscrizione e frequenza dei figli a scuole locali;
- contratto di locazione o acquisto di un immobile idoneo;
- intestazione di utenze domestiche e loro consumo;
- movimentazioni bancarie e attività economiche che dimostrino la presenza nel Paese estero;
- iscrizione
a liste elettorali estere.
In caso di contestazione, è essenziale:
- predisporre un fascicolo documentale aggiornato che dimostri il radicamento all’estero;
- valutare attentamente gli elementi di collegamento con l’Italia;
- rispondere
tempestivamente ai questionari dell’Agenzia delle Entrate, evitando
omissioni o risposte parziali che possono avere conseguenze sanzionatorie.
Chi intende trasferirsi all’estero deve pianificare il trasferimento non solo sotto il profilo logistico, ma anche fiscale. Muoversi in anticipo, raccogliere prove concrete della propria residenza estera e analizzare ogni legame residuo con l’Italia è fondamentale per evitare contestazioni, lunghe controversie e sanzioni.
