In un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal, Mark Penn, ex sondaggista e consigliere dei Clinton, e Andrew Stein, ex presidente del consiglio comunale di New York, hanno definito la Generazione Z come “la generazione degli utili idioti”. Secondo i due autori, una quota significativa dei giovani americani tende verso posizioni di estremismo, spesso senza una solida conoscenza storica o radici morali, complici l’indottrinamento universitario e l’uso massiccio dei social media. Penn e Stein puntano il dito contro fenomeni come la candidatura del marxista Zohran Mamdani a sindaco di New York, il crescente sostegno di giovani a idee radicali e la mancanza di memoria storica. A influire sarebbero anche il rinvio dell’ingresso nell’età adulta, con l’età media del primo matrimonio salita a 30 anni, la diffusione della vita da single, l’assenza di legami religiosi e un consumo quotidiano di ore di contenuti su piattaforme come TikTok e Facebook. La Generazione Z, cresciuta con smartphone e social network, sta vivendo in prima linea l’impatto dell’intelligenza artificiale (AI), tecnologia che sta ridefinendo il lavoro, la comunicazione e persino il modo di apprendere. Se da un lato l’AI apre nuove possibilità professionali e creative, dall’altro solleva interrogativi sul benessere mentale, sulla formazione critica e sulla capacità dei giovani di distinguere tra realtà e contenuti generati artificialmente. Secondo recenti indagini, oltre il 60% dei giovani under 25 ha già utilizzato strumenti di AI per studiare, lavorare o creare contenuti sui social. Tuttavia, gli esperti avvertono che l’uso intensivo dell’AI può esporre i giovani a fenomeni come la dipendenza digitale, la superficialità nell’acquisizione delle informazioni e una crescente difficoltà a sviluppare pensiero critico. Gli algoritmi, ottimizzati per catturare l’attenzione, tendono a rafforzare le bolle informative, alimentando visioni parziali e polarizzate della realtà. Un’altra sfida riguarda la sfera educativa. Strumenti come i generatori di testi o immagini possono aiutare nello studio o nel lavoro creativo, ma rischiano di ridurre la capacità di scrittura autonoma, analisi e approfondimento. Sempre più insegnanti segnalano casi di compiti scolastici realizzati interamente con l’AI, sollevando dubbi sull’apprendimento effettivo degli studenti. Anche sul piano psicologico, il confronto con contenuti perfetti e spesso irrealistici, generati dall’AI, può incrementare il senso di inadeguatezza e la pressione sociale, già elevati in una generazione molto esposta ai social media. È difficile prevedere quali saranno gli sviluppi futuri, ma una cosa è certa: se l’arrivo della calcolatrice ha contribuito a indebolire le competenze di calcolo mentale e la comprensione dei meccanismi matematici di base, l’avvento dell’intelligenza artificiale potrebbe avere conseguenze ancora più profonde e potenzialmente più gravi.
Wall Street Journal: “La Generazione Z è la generazione degli utili idioti”
- July 10, 2025
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