Un’analisi di Eurostat, diffusa da Visual Capitalist, mostra come nel 2024 il 21% dei cittadini dell’UE sia stato a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato considera tre indicatori: reddito inferiore al 60% della mediana nazionale, deprivazione materiale (incapacità di coprire spese essenziali come riscaldamento o connessione internet) e bassa intensità lavorativa (meno del 20% dei mesi lavorati da adulti in età attiva nel nucleo familiare). Le percentuali più elevate si registrano in Turchia (30,4%), Bulgaria (30,3%) e Romania (27,9%), dove circa un abitante su tre affronta difficoltà economiche. Alti tassi si osservano anche in Grecia (26,9%) e Spagna (25,8%), Paesi ancora segnati dalla crisi del debito e da un’elevata disoccupazione giovanile. Lituania (25,8%) e Lettonia (24,3%) guidano la regione baltica, con un divario urbano-rurale che pesa sui redditi: nelle campagne si guadagna circa il 20% in meno rispetto alle città. Slovacchia si colloca al 17° posto con il 18,3%, sotto la media UE (21%), meglio di Ungheria (20,2%) e Italia (23,1%), ma peggio di Austria (16,9%) e soprattutto di Cechia, che con l’11,3% è il Paese con il rischio di povertà più basso d’Europa. Secondo la Commissione europea, per raggiungere l’obiettivo 2030 – sottrarre almeno 15 milioni di persone, di cui 5 milioni di bambini, alla povertà o esclusione sociale – saranno necessari interventi strutturali per l’accesso ad alloggi a prezzi sostenibili, formazione per lavori ad alta produttività e riduzione del divario salariale di genere.
Un terzo della popolazione a rischio povertà in Bulgaria, Turchia e Romania. Slovacchia meglio dell’Italia
- September 12, 2025
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