Durante l’apertura di un recente summit dedicato alla geopolitica dei capitali, Davide Serra, fondatore e CEO di Algebris Investments, ha offerto una riflessione lucida e diretta sullo stato attuale dell’economia mondiale, dei mercati e del concetto stesso di ricchezza. Un intervento dal tono appassionato, in cui l’investitore ha intrecciato dati storici, osservazioni macroeconomiche e avvertimenti rivolti a chi oggi gestisce capitali e patrimoni. Serra ha iniziato ricordando che per comprendere la ricchezza di oggi serve guardare al passato. Nel 1870, anno simbolico di nascita di molte istituzioni economiche moderne, il Regno Unito era la principale potenza mondiale e una sterlina valeva 120 dollari. Oggi il rapporto è invertito e chi non comprese allora la necessità di cambiare moneta perse il 99,9% del proprio valore reale. Lo stesso, ha aggiunto, vale per l’Italia: un investimento in BTP di allora, rapportato all’oro, oggi avrebbe un valore vicino a zero. “Viviamo per la prima volta nella storia in un mondo in cui il debito globale equivale al 100% del PIL globale”, ha spiegato Serra, sottolineando come l’economia mondiale sia, metaforicamente, una borsetta pagata interamente a credito. Un sistema che, nella sua visione, non è sostenibile. L’investitore ha poi ricordato il 1971, anno in cui il sistema di Bretton Woods fu abbandonato e le valute furono scollegate dall’oro. “Da quel momento la moneta è diventata un pezzo di carta senza nulla di reale dietro. E quando la moneta non è più ancorata a qualcosa di vero, il rischio di frode cresce. È come se un bambino potesse stampare da solo le figurine del suo album Panini.” Secondo Serra, il mondo si trova oggi davanti a un cambio strutturale completo dell’architettura monetaria, non solo finanziaria. Ha evidenziato la sproporzione tra la dimensione reale dell’economia e la capitalizzazione dei mercati, spiegando con toni ironici che per “comprare tutta l’America”, tra azioni e debito, servirebbero 130 trilioni di dollari, contro un PIL reale di 30. “È come pagare quattro volte un diamante solo perché viene in una scatolina blu di Tiffany”, ha commentato, riferendosi alla sopravvalutazione dei mercati statunitensi. Per Serra, il rischio più grande è quello di una “ricchezza finta”, gonfiata da debito e moneta stampata senza limiti. “Gli Stati Uniti - ha spiegato - emettono tre trilioni di dollari l’anno di nuovo debito, mentre i risparmiatori del mondo guadagnano meno di due. È un equilibrio che non può reggere a lungo.” Ha aggiunto che, rispetto agli anni Settanta, le banche centrali oggi possiedono in oro solo un quarto del loro capitale, contro il 50% di allora. Se tornassero a quel livello, il prezzo dell’oro potrebbe salire fino a 9.500 dollari l’oncia. “L’oro è un indicatore della fiducia nel dollaro e nella Federal Reserve. E quella fiducia oggi è in declino.” Guardando al futuro, Serra ha delineato quello che definisce un “portafoglio turco”: una strategia di difesa in tempi di svalutazione estrema, come quella vissuta in Turchia negli ultimi dieci anni. “Un portafoglio protettivo deve essere composto almeno per metà da oro e metalli preziosi, e per il resto da attività di qualità reale e tangibile.” Ha espresso preoccupazione per l’“ultra-finanziarizzazione” e l’eccessiva ingegnerizzazione dei mercati, dove la proliferazione di acronimi e prodotti complessi ha allontanato molti investitori dalla comprensione del valore reale dei propri risparmi. “Più cresce il digitale più vedo le persone diventare meno consapevoli di dove mettono i propri soldi.” Nella parte conclusiva del suo intervento, Serra ha ricordato che gli Stati Uniti si trovano in una fase storica unica: piena occupazione, mercati in bolla e moneta stampata a ritmi da guerra, nonostante tempi di pace. “Non è mai successo nella storia che la principale potenza mondiale emettesse così tanta moneta in una situazione di normalità economica. È un rischio enorme per la solidità della ricchezza globale.”
Il messaggio finale è stato un invito alla prudenza e alla selezione: “Seguite le banche centrali illuminate, quelle che preservano la ricchezza nel tempo. E investite solo nei paesi dove sareste disposti a mandare a studiare i vostri figli.”
Davide Serra ha più volte accennato pubblicamente al fatto che i suoi figli studiano negli Stati Uniti.