Sono
oltre 318 mila i pensionati italiani che risiedono stabilmente all’estero,
pari al 2,3% delle prestazioni erogate dall’INPS. Sempre più persone scelgono
di trascorrere la pensione fuori dall’Italia, attratte da un costo della vita
più basso, condizioni climatiche migliori o vantaggi fiscali. Tuttavia, per
evitare problemi amministrativi e tributari, è essenziale conoscere le regole
che disciplinano la pensione italiana all’estero. Per ottenere la pensione è
necessario aver maturato i requisiti ordinari previsti dall’INPS,
attualmente 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, anche se si vive
fuori dall’Italia. La domanda può essere presentata online tramite SPID o carta
d’identità elettronica e, per chi risiede già all’estero, anche con l’assistenza
del consolato. La residenza fiscale è un elemento cruciale. Per
essere riconosciuti come residenti all’estero è indispensabile l’iscrizione
all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e la permanenza
fuori dall’Italia per almeno 183 giorni all’anno. In caso contrario, si rischia
la doppia imposizione fiscale. La tassazione della pensione varia a
seconda del Paese di residenza e della natura della prestazione:
– le pensioni da lavoro privato vengono tassate nel Paese estero,
– quelle derivanti da impiego pubblico restano soggette a tassazione in Italia.
Gli accordi bilaterali contro la doppia imposizione, come quelli con Portogallo, Tunisia o Australia, possono prevedere agevolazioni o esenzioni. Chi ha lavorato in più Paesi può sommare i periodi contributivi grazie ai trattati di totalizzazione internazionale, che permettono di far valere anche i contributi versati all’estero per maturare il diritto alla pensione. L’INPS eroga regolarmente le pensioni all’estero, generalmente tramite Citibank, con accredito diretto su conti in euro o in valuta locale. Per evitare frodi o errori, l’istituto richiede periodicamente ai pensionati una verifica dell’esistenza in vita, da effettuarsi tramite consolato o patronato.
– le pensioni da lavoro privato vengono tassate nel Paese estero,
– quelle derivanti da impiego pubblico restano soggette a tassazione in Italia.
Gli accordi bilaterali contro la doppia imposizione, come quelli con Portogallo, Tunisia o Australia, possono prevedere agevolazioni o esenzioni. Chi ha lavorato in più Paesi può sommare i periodi contributivi grazie ai trattati di totalizzazione internazionale, che permettono di far valere anche i contributi versati all’estero per maturare il diritto alla pensione. L’INPS eroga regolarmente le pensioni all’estero, generalmente tramite Citibank, con accredito diretto su conti in euro o in valuta locale. Per evitare frodi o errori, l’istituto richiede periodicamente ai pensionati una verifica dell’esistenza in vita, da effettuarsi tramite consolato o patronato.
