Il mercato del lavoro slovacco cambia volto: gli stranieri diventano indispensabili

  • November 10, 2025

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In Slovacchia sono oggi occupati oltre 135.000 stranieri, ossia quasi il 7% di tutti i lavoratori. Questo livello è stato raggiunto a settembre 2025, segnando un record storico, e con una parte consistente di questi dipendenti provenienti da Paesi terzi, al di fuori dell’Unione Europea. 
Le nazionalità più numerose sono: ucraini (37,5 %), serbi (6,7 %), indiani (6,6 %), cechi (5,3 %) e rumeni (5,2 %). La maggiore comunità è quella degli ucraini, con oltre 50.000 persone
. In particolare, il numero degli indiani è quasi triplicato solo nel 2025 e in molte fabbriche slovacche gli indiani già costituiscono parte significativa dei team produttivi. Si nota un’accresciuta domanda di lavoratori stranieri soprattutto nei settori dell’industria, della logistica e dei servizi; tuttavia, sta aumentando anche la presenza di posizioni qualificate e tecniche, incluse quelle artigianali e di specialisti. 
Nel secondo trimestre del 2025 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 5,3%, un lieve aumento rispetto all’anno precedente, ma comunque un valore relativamente basso. Va di pari passo un persistente deficit di lavoratori, specialmente in ruoli operativi e tecnici, che spinge all’assunzione di stranieri. Nel confronto con Paesi vicini come la Repubblica Ceca, dove gli stranieri costitui
scono anche oltre il 15% della forza lavoro, la Slovacchia si trova ancora indietro. Ciò è attribuito non soltanto a salari mediamente inferiori, ma anche a regimi più complessi per visti e programmi di assunzione. 
Secondo gli esperti, la quota degli stranieri nel mercato del lavoro slovacco potrebbe nei prossimi anni avvicinarsi al 15%, ma tale evoluzione dipenderà principalmente dal miglioramento dei processi di autorizzazione all’ingresso e dalla reale integrazione dei lavoratori stranieri nella vita professionale e sociale. 
Tra le professioni più frequenti tra gli stranieri si trovano operatori e montatori di macchine e impianti (38,1 %), lavoratori non qualificati (18,5 %), addetti ai servizi e al commercio (10,7 %) e, circa al 10% ciascuno, artigiani qualificati e specialisti.
Le imprese e le agenzie sottolineano l’importanza non solo dell’aspetto amministrativo (visti, permessi), ma anche dell’adattamento dei lavoratori stranieri al nuovo ambiente lavorativo e sociale. Le aziende iniziano a considerarli non più solo come soluzioni a breve termine, ma come membri stabili del team. Iniziative di supporto come “Employee Care” sono messe in campo per facilitare l’alloggio, il trasporto, l’apprendimento della lingua e la formazione: tutto ciò contribuisce a ridurre la fluttuazione del personale, a diminuire il numero di conflitti e a raggiungere più rapidamente la produttività.

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