Gli italiani residenti all’estero restano soggetti a specifiche regole fiscali, che dipendono principalmente dal concetto di residenza fiscale. Nonostante il trasferimento fuori dall’Italia, infatti, il Fisco italiano può continuare a richiedere il pagamento delle imposte in determinate circostanze. Il principio centrale è quello della residenza fiscale. Ai fini delle imposte sui redditi, una persona è considerata fiscalmente residente in Italia se, per la maggior parte dell’anno, risulta iscritta all’anagrafe in Italia, oppure se ha in Italia il domicilio o la residenza. Dal 1° gennaio 2024, a seguito delle modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 209 del 2023, il concetto di domicilio è stato ridefinito e oggi fa riferimento al luogo in cui si sviluppano le relazioni personali e familiari del contribuente, non solo quelle economiche e patrimoniali. Chi mantiene la residenza fiscale in Italia, pur lavorando e producendo redditi all’estero, è soggetto al principio della tassazione mondiale e deve dichiarare in Italia tutti i redditi percepiti. In questi casi è possibile evitare la doppia imposizione grazie al credito d’imposta per le imposte pagate all’estero, previsto dall’articolo 165 del Tuir, a condizione che la dichiarazione dei redditi venga correttamente presentata. L’iscrizione all’AIRE rappresenta un passaggio fondamentale. I cittadini italiani che trasferiscono la residenza all’estero per più di dodici mesi devono iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero entro 90 giorni dal trasferimento. L’iscrizione comporta la cancellazione dall’anagrafe del comune italiano di provenienza e contribuisce a chiarire la posizione fiscale. Chi vive e lavora all’estero ma non risulta iscritto all’AIRE continua a essere considerato fiscalmente residente in Italia e resta quindi obbligato alla dichiarazione dei redditi nel nostro Paese. Per quanto riguarda le imposte patrimoniali, il possesso di immobili in Italia comporta comunque obblighi fiscali anche per i residenti all’estero. In particolare, restano dovute l’IMU, con eventuali agevolazioni previste per i cittadini iscritti all’AIRE, e la TARI nel caso in cui l’immobile sia dotato di utenze attive. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione una guida dedicata alla tassazione dei lavoratori italiani all’estero, che resta un riferimento utile anche nel 2026 per comprendere gli obblighi fiscali, le modalità di dichiarazione dei redditi e gli strumenti previsti per evitare la doppia imposizione.