Il mercato globale del private credit, cresciuto rapidamente negli ultimi anni fino a raggiungere dimensioni stimate intorno ai 2 trilioni di dollari, sta mostrando i primi segnali di tensione. Alcuni dei principali operatori del settore, tra cui Morgan Stanley e Cliffwater, hanno recentemente deciso di limitare i prelievi degli investitori dai propri fondi, dopo un improvviso aumento delle richieste di rimborso. Il caso più recente riguarda il fondo North Haven Private Income Fund di Morgan Stanley, un veicolo da circa 7,6 miliardi di dollari. Nel primo trimestre del 2026 gli investitori hanno chiesto di riscattare quasi l’11% delle quote in circolazione, ma la banca ha soddisfatto solo circa il 45,8% delle richieste, rispettando il limite previsto dal regolamento del fondo che consente il rimborso di circa il 5% delle quote per trimestre. Una decisione analoga è stata presa dal gestore Cliffwater per il suo Corporate Lending Fund da 33 miliardi di dollari. In questo caso le richieste di uscita hanno raggiunto il 14% delle quote, ma il fondo ha accettato di riacquistare soltanto il 7%. Questi interventi, noti come gating, vengono utilizzati per evitare che i fondi siano costretti a vendere rapidamente gli attivi sottostanti, spesso prestiti a società non quotate e quindi poco liquidi. Il problema nasce infatti dalla struttura dei fondi di private credit destinati anche a investitori privati: questi strumenti offrono finestre periodiche di uscita agli investitori, ma investono in asset che non possono essere liquidati rapidamente sul mercato. Negli ultimi anni il private credit è cresciuto rapidamente grazie alla ricerca di rendimenti più elevati rispetto alle obbligazioni tradizionali. Dopo la crisi finanziaria del 2008 e l’inasprimento delle regole per le banche, molti prestiti alle imprese sono stati trasferiti verso fondi specializzati, creando un ecosistema finanziario parallelo che oggi rappresenta una componente importante del mercato del credito globale. Tuttavia, l’attuale contesto di tassi di interesse elevati e il rallentamento di alcuni settori tecnologici stanno aumentando i timori sulla qualità del credito. Alcuni istituti hanno già rivisto al ribasso il valore di determinati prestiti, mentre diversi gestori di fondi hanno registrato un aumento delle richieste di rimborso da parte degli investitori. Altri grandi operatori del settore, tra cui BlackRock, Blackstone e Blue Owl, hanno adottato misure simili per gestire i flussi in uscita dai propri fondi. Gli analisti sottolineano che il fenomeno non rappresenta ancora una crisi sistemica, ma segnala un crescente livello di nervosismo tra gli investitori verso un mercato che negli ultimi anni aveva attirato capitali in modo quasi ininterrotto. La situazione evidenzia quindi una delle principali fragilità strutturali del private credit: l’illusione di liquidità offerta da strumenti che in realtà investono in attivi difficilmente negoziabili. Se le richieste di uscita dovessero continuare ad aumentare, i gestori potrebbero essere costretti a vendere portafogli di prestiti o a introdurre ulteriori restrizioni, mettendo alla prova la resilienza di un mercato che negli ultimi quindici anni è diventato una delle principali fonti di finanziamento per le imprese non quotate.
Il mercato del private credit sotto pressione: Morgan Stanley e Cliffwater limitano i riscatti degli investitori
- March 12, 2026
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