Il produttore di ferroleghe OFZ, con sede a Oravský
Podzámok nell'Orava slovacca, ha completamente sospeso la produzione nello
stabilimento slovacco nel corso del 2025, avviando al contempo un ambizioso
piano di rilocalizzazione industriale verso Angola e Uzbekistan. La causa
principale della chiusura è l'insostenibilità dei costi dell'energia elettrica
in Slovacchia, che rendono la produzione di ferroleghe economicamente non
redditizia nel quadro europeo attuale.
OFZ, controllata dall'imprenditore Vladimír Klocok, ha
firmato un accordo con il governo angolano che prevede un investimento di 100
milioni di euro nella costruzione di un impianto nei pressi di una centrale
idroelettrica locale. L'Angola offrirà all'azienda energia elettrica a un
quinto del prezzo slovacco per 15 anni, accompagnata da incentivi fiscali
significativi. La costruzione dell'impianto, con capacità produttiva simile a
quella dell'originale stabilimento slovacco, è prevista per iniziare nel 2027.
Sul fronte uzbeko, OFZ punta ad avviare la produzione
già ad agosto 2026 attraverso la joint venture OFZ Angren, con una capacità
iniziale pari a circa un decimo di quella angolana, corrispondente a un singolo
forno produttivo. L'Uzbekistan era già nel mirino dell'azienda da anni: nel
2023, i vertici di OFZ avevano identificato il Paese centrasiatico come
destinazione prioritaria dopo aver valutato opzioni in India, Brasile, Egitto e
Azerbaijan. L'elettricità uzbeka è stimata a circa un decimo del prezzo slovacco,
rendendo l'investimento economicamente attraente.
La vicenda di OFZ è emblematica delle difficoltà che
affrontano le industrie energivore nell'Europa centrale. La fine del transito
di gas russo attraverso l'Ucraina e la progressiva decarbonizzazione europea
hanno spinto i prezzi energetici a livelli che molte produzioni manifatturiere
tradizionali non riescono a sostenere. L'azienda aveva già ridotto i propri
organici di due terzi negli anni precedenti, cercando soluzioni alternative
prima di optare per la chiusura definitiva dello stabilimento slovacco.
La perdita di questa realtà produttiva, attiva
nell'Orava dal 1952, ha implicazioni significative anche per l'occupazione
locale in una regione già segnata da tensioni sul mercato del lavoro.
