La quota di slovacchi che non
riescono a far quadrare i conti senza ricorrere al debito è passata dal 4% del
2024 all'attuale 10%, secondo un'indagine condotta dall'agenzia MNForce per
l'associazione di recupero crediti ASINS. Un balzo significativo in dodici
mesi, che avviene in parallelo con l'aumento generalizzato del costo della
vita. Tra chi ha già più debiti, la
quota di chi sta valutando il fallimento personale è salita dal 2% al 3%. La
percentuale di chi ha un mutuo è rimasta stabile al 22%, mentre quella dei
titolari di prestito al consumo è scesa dal 25% al 15%: un calo che riflette
probabilmente l'effetto combinato dei tassi di interesse più alti e di criteri
di concessione più stringenti da parte delle banche. La quota di chi non riesce
a rispettare le scadenze di pagamento è aumentata dal 4% al 5%. Un secondo sondaggio, condotto da Ipsos
per Home Credit, aggiunge un elemento macroeconomico: l'81% delle famiglie
slovacche dichiara spese mensili più alte rispetto a un anno fa, e il 35% parla
di un aumento consistente. In Cechia, le stesse percentuali sono al 65% e al
17%. Il divario tra i due paesi è notevole, probabilmente influenzato dalla
diversa struttura dei consumi energetici e dalle politiche fiscali seguite dai
rispettivi governi.
Gli slovacchi segnalano un
aumento del costo della vita compreso per lo più tra 100 e 200 euro al mese.
Per far fronte ai rincari, il 40% ha ridotto i viaggi e un terzo ha tagliato
gli acquisti di abbigliamento e beni durevoli di fascia medio-alta. Il quadro rispecchia una pressione reale
sui redditi medi in un paese dove l'inflazione, dopo il rallentamento del 2024,
ha ripreso a salire nel 2025 spinta dagli aumenti IVA e dai rincari nei
servizi. La crescita salariale c'è stata, ma non ha compensato per tutti i
segmenti di reddito il rialzo del costo della vita.
