Nel 2024, il 42% dei medici attivi in Slovacchia risultava impiegato contemporaneamente da più di un datore di lavoro, con una media di 1,6 contratti per persona. È quanto emerge da un rapporto dell'Ufficio supremo di controllo (NKÚ), che fotografa una realtà diffusa e in parte poco trasparente nel sistema ospedaliero pubblico. La situazione riguarda soprattutto i medici specialisti che, oltre all'attività in ospedale, svolgono funzioni come medici legali o di valutazione, insegnano in facoltà di medicina o gestiscono studi privati. Nulla di illegale in sé, ma il rapporto dell'NKÚ segnala casi che fanno alzare le sopracciglia. Uno dei casi citati riguarda un medico impiegato da cinque ospedali che ricopre anche una cattedra universitaria. Un altro risulta contrattualizzato con un ospedale e diverse aziende private, due delle quali gli hanno versato complessivamente quasi un milione di euro in alcuni mesi. Gli stipendi degli ospedalieri sono già piuttosto elevati per gli standard slovacchi, soprattutto dopo gli aumenti ottenuti negli anni scorsi. Il punto sollevato dall'NKÚ non è tanto il livello delle retribuzioni, quanto la questione della disponibilità effettiva. Se un medico ha sei datori di lavoro, quante ore può realisticamente dedicare a ciascuno? Chi verifica che i turni dichiarati vengano effettivamente rispettati?
L'ufficio raccomanda di introdurre meccanismi di verifica più stringenti e di aumentare la trasparenza sui rapporti di lavoro dei professionisti sanitari. Nel mirino c'è in particolare la doppia attività nelle strutture pubbliche in combinazione con incarichi privati ben remunerati: una combinazione che, secondo il rapporto, può creare conflitti di interesse e distorcere le priorità cliniche. La questione si inserisce nel dibattito più ampio sulla sostenibilità del sistema sanitario slovacco, già sotto pressione per la carenza di personale medico e i lunghi tempi di attesa.
