La Slovacchia ha registrato i
salari lordi annuali più bassi tra i paesi della regione nel 2025. Lo certifica
un rapporto dell'OCSE che confronta 27 paesi europei. Il salario lordo medio
annuo slovacco si è fermato a 19.590 euro, sotto l'Ungheria (21.257 euro), la
Repubblica Ceca (23.685 euro), la Polonia (24.940 euro) e, naturalmente,
l'Austria (63.054 euro). In cima alla classifica europea si colloca la Svizzera
con 107.487 euro annui, in fondo la Turchia con 18.590 euro. La Slovacchia
supera dunque solo la Turchia tra i paesi considerati. Le differenze salariali
riflettono sia i diversi livelli di produttività economica, sia la struttura
dei sistemi fiscali e contributivi. In Slovacchia il cuneo fiscale sul lavoro è
tra i più elevati della regione, il che significa che la differenza tra costo
del lavoro per l'azienda e stipendio netto percepito dal dipendente è
particolarmente ampia. Il Consiglio per la responsabilità di bilancio ha
segnalato che i tre round di consolidazione fiscale varati dal governo Fico,
fondati in larga parte sull'aumento del prelievo su lavoro e consumi, stanno
ulteriormente comprimendo il potere d'acquisto. L'inflazione prevista al 3,6%
per il 2026 aggrava il quadro. Il divario con l'Austria è il dato più
significativo per i lavoratori slovacchi. I due paesi condividono un confine e
Bratislava dista appena 60 chilometri da Vienna. Non sorprende che migliaia di
slovacchi attraversino quotidianamente la frontiera per lavorare in Austria,
dove guadagnano tre volte tanto. Il fenomeno dei pendolari transfrontalieri
drena competenze dal mercato del lavoro locale, alimentando un circolo vizioso
di bassa produttività e bassi salari.