Il bilancio statale slovacco per
il 2025 prevedeva un taglio del 10% alla spesa per i salari del settore
pubblico, pari a circa 124 milioni di euro di risparmio. Il risultato è stato
l'opposto: i costi salariali sono aumentati di 171 milioni di euro, portando la
spesa totale per retribuzioni nel settore pubblico a 3,4 miliardi di euro. Lo
ha documentato l'autorità suprema di controllo NKÚ, il revisore dei conti dello
Stato. La situazione è il prodotto di una tendenza che si ripete da anni. I
salari nel settore pubblico crescono a un ritmo superiore a quelli del privato
da oltre un decennio, nonostante le periodiche promesse di contenimento della
spesa. Il terzo round di misure di consolidamento fiscale non ha invertito
questa dinamica. Il dato pone domande concrete sulla sostenibilità delle
finanze pubbliche slovacche. Il governo è impegnato in un programma di
risanamento che punta a ridurre il deficit, ma la voce degli stipendi statali
resta difficile da comprimere, sia per ragioni politiche sia per la difficoltà
di trattenere personale qualificato in settori come la sanità e l'istruzione,
dove la concorrenza con il mercato privato è già acuta. L'incremento non
pianificato di 295 milioni rispetto all'obiettivo fissato (la differenza tra il
risparmio atteso e l'aumento effettivo) solleva anche questioni di affidabilità
nella programmazione di bilancio. Gli analisti segnalano che il mancato controllo
della massa salariale pubblica è uno degli elementi che rende più incerto il
percorso verso gli obiettivi di deficit concordati con Bruxelles.