L'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie nel 2025 ha provocato un calo del 20% nelle transazioni tra imprese nel sistema dei pagamenti slovacco. Lo rivela il Consiglio per la responsabilità fiscale (RRZ), che ha analizzato i dati del periodo successivo all'entrata in vigore del prelievo. Le aziende si sono adattate rapidamente alla nuova imposta, che prevede una soglia massima di prelievo per transazione di 40 euro al tasso dello 0,4%. Questa struttura incentiva le imprese a ridurre il numero di operazioni: invece di inviare più pagamenti separati, preferiscono consolidarli in un'unica transazione o compensare i crediti reciproci senza effettuare movimenti bancari. Il risultato è paradossale: la norma ha modificato i comportamenti in misura tale da generare meno gettito del previsto. Le entrate fiscali derivanti dalla tassa sono risultate inferiori alle proiezioni iniziali, proprio perché i soggetti passivi hanno sfruttato la struttura della norma per minimizzare il carico. La tassa sulle transazioni finanziarie era stata introdotta come parte del pacchetto di consolidamento fiscale approvato dal governo Fico per ridurre il deficit pubblico. Si applica principalmente alle persone giuridiche, mentre dal gennaio 2026 i lavoratori autonomi sono stati esentati. L'effetto complessivo sul sistema dei pagamenti è ancora in fase di valutazione. Un calo del 20% nei movimenti interbancari tra aziende può avere conseguenze sulla liquidità del sistema e sull'efficienza della gestione finanziaria delle imprese. Alcuni analisti segnalano un aumento dei rischi di liquidità per le piccole imprese, che hanno meno margine per aggregare i pagamenti.
