Il Parlamento slovacco ha approvato una nuova legge che chiarisce le norme sulle forme di compensazione fondiaria, con l'obiettivo di accelerare il lungo processo di restituzione delle terre. La questione è complessa e si trascina da decenni: dopo la fine del regime comunista nel 1989, la Cecoslovacchia aveva avviato una serie di leggi sulla restituzione dei beni confiscati, ma le norme rimaste erano ambigue nei criteri di indennizzo, generando contenzioso e ritardi. Il testo approvato interviene proprio su quei punti di incertezza, definendo con maggiore precisione le modalità con cui i proprietari privati possono ottenere un rimborso per i terreni che non possono essere restituiti fisicamente. Nella pratica, molte parcelle cambiate di mano durante le nazionalizzazioni dell'era comunista sono nel frattempo state costruite, cedute a terzi o comunque non più disponibili per la restituzione in natura. In questi casi, la legge precedente lasciava margini di interpretazione che alimentavano dispute giudiziarie. La questione ha assunto negli ultimi anni anche una dimensione etnica e diplomatica. Il Parlamento europeo ha più volte sollecitato Bratislava a fare chiarezza sulle espropriazioni basate sui Decreti Beneš del dopoguerra, che continuano ad essere applicati contro i discendenti delle minoranze ungherese e tedesca nel paese, spesso senza alcun indennizzo. Una sentenza della Corte Costituzionale slovacca emessa a maggio 2026 nel caso Bosits aveva riportato l'attenzione pubblica sulla questione, segnalando le contraddizioni tra le pratiche amministrative correnti e i principi costituzionali. La nuova norma, tuttavia, riguarda principalmente le restituzione di carattere generale legate all'era comunista, non quelle specificamente connesse ai decreti del dopoguerra. I critici segnalano che il problema strutturale delle espropriazioni etniche rimane irrisolto, con migliaia di parcelle potenzialmente soggette a nuove confische in base a ordinanze risalenti al 1945. Il governo ha difeso il provvedimento come un passo concreto verso la certezza del diritto, sottolineando che la chiarezza normativa ridurrà il numero di cause pendenti e consentirà alle autorità di gestire i casi in sospeso in modo più efficiente. Resta da vedere se la legge sarà sufficiente ad affrontare il problema strutturale delle restituzioni incompiute, o se sarà necessaria un'ulteriore revisione del quadro legislativo nei prossimi mesi.
