Il premier Robert Fico ha annunciato che il governo sta valutando un partenariato pubblico-privato per rinnovare e costruire sistemi di irrigazione destinati agli agricoltori. Nel modello ipotizzato, un partner privato realizzerebbe le infrastrutture e gli agricoltori pagherebbero un canone di utilizzo. La proposta arriva dopo un'estate di siccità che ha confermato la vulnerabilità dell'agricoltura slovacca alla scarsità idrica. I governi promettono da decenni di investire nell'irrigazione, ma gli impegni sono rimasti sulla carta. La rete irrigua del paese, in gran parte ereditata dal periodo socialista, è obsoleta e copre una frazione minima delle superfici coltivate. Il ricorso al PPP rappresenta un tentativo di aggirare i vincoli di bilancio: con il deficit pubblico al 4,6% del PIL nel 2026 e un piano di consolidamento fiscale in corso, lo Stato non ha margini per finanziare direttamente infrastrutture di questa portata. Il modello concessorio trasferirebbe l'onere dell'investimento iniziale al settore privato, ma solleva interrogativi sulla sostenibilità dei canoni per i piccoli agricoltori e sulla redditività dell'investimento per gli operatori privati. La Slovacchia non è l'unico paese dell'Europa centrale a fare i conti con la siccità. Le temperature medie sono in aumento e le precipitazioni diventano più irregolari, con estati sempre più secche alternate a episodi di piogge intense. Senza sistemi di accumulo e distribuzione dell'acqua, le colture estive restano esposte a perdite significative. Per ora la proposta è allo stadio preliminare: mancano i dettagli sul dimensionamento del progetto, sui tempi di realizzazione e sulle modalità di selezione del partner privato.
