La notizia è fresca: Nippon Steel, la multinazionale giapponese che da mesi controlla le acciaierie di Košice, ha espresso con una nota ufficiale la propria "profonda delusione" per le dichiarazioni del ministro dell'Ambiente Tomáš Taraba sul vicepresidente dell'azienda. Lo scontro ruota attorno a 600 milioni di euro: il sussidio stanziato dal governo slovacco per la decarbonizzazione degli impianti. Secondo Taraba, il vicepresidente di Nippon Steel ha gestito male la situazione, lasciando scadere i termini senza impegnare le risorse. «Questo signore ha amministrato U. S. Steel in modo così efficace che i 600 milioni messi a disposizione dallo Stato per avviare la fabbrica verso la modernizzazione sono andati persi», ha detto il ministro in conferenza stampa, citato da Denník N. Il progetto originario prevedeva la sostituzione di due altiforni a coke con forni elettrici ad arco, per una spesa complessiva di circa 1,5 miliardi di euro. La metà doveva arrivare dal Piano di ripresa e resilienza dell'UE. Il problema è che la decisione finale è slittata proprio durante il passaggio di proprietà da U. S. Steel a Nippon Steel, un processo che ha bloccato le scelte strategiche per mesi. Un cambio di controllo di quella portata paralizza inevitabilmente le decisioni sugli investimenti strutturali. Le acciaierie hanno risposto a queste dichiarazioni. La nota aziendale definisce le dichiarazioni di Taraba «inaccettabili e denigratorie», precisando che i ritardi nella decarbonizzazione sono stati causati esattamente dal cambio di gestione. Il vicepresidente, va detto, non è solo un manager: è anche presidente della RÚZ, la Confederazione degli imprenditori slovacchi, che negli ultimi mesi si è opposta a diverse misure fiscali del governo Fico, tra cui la discussa tassa sulle transazioni bancarie. Taraba ha mescolato le due cose, rimproverando al dirigente anche l'attivismo istituzionale contro le politiche del governo. Lo stabilimento di Košice impiega oltre 7.000 persone. Senza un accordo sugli investimenti per la transizione ecologica, il futuro produttivo dello stabilimento resta incerto, e con esso quello di migliaia di famiglie nell'est del paese. Il ministero dell'Ambiente ha comunicato di lavorare a meccanismi alternativi di finanziamento pubblico per garantire i 600 milioni attraverso schemi diversi da quelli originali. Nippon Steel, dal canto suo, non ha commentato le prossime mosse.
