In Slovacchia, l'elettricità usata per il raffreddamento rappresenta appena lo 0,6% dei consumi totali, ben al di sotto della media UE del 2,6%. Nella maggior parte dei paesi dell'Europa meridionale il consumo estivo supera quello invernale. In Slovacchia no, perché l'industria manifatturiera, che incide in modo determinante sui consumi elettrici nazionali, si ferma durante le ferie di luglio e agosto. Il quadro sta cambiando. A Bratislava, già quest'anno il consumo di giugno e luglio ha superato quello dei mesi invernali, un'inversione insolita per la città. Il picco invernale 2025 per l'intera Slovacchia occidentale era stato di 1.816 MW; quello estivo registrato finora si ferma a 1.658 MW, ma la distanza si assottiglia di anno in anno. Due fattori alimentano la crescita della domanda di raffreddamento. Il primo è ovvio: estati più calde. Il secondo è economico: più famiglie si dotano di condizionatori, un accessorio che fino a pochi anni fa era considerato superfluo. Il mercato degli impianti di climatizzazione in Europa centrale è in espansione rapida, con un tasso di penetrazione negli appartamenti ancora lontano dai livelli del Sud. Tutto questo crea una sfida per la rete. Mentre l'industria rallenta in estate, la domanda residenziale e commerciale aumenta. Se la tendenza continua, la gestione dei picchi nelle ore di massima insolazione diventerà un problema per gli operatori di rete e per chi pianifica nuova capacità di generazione. Il nucleare, che copre oltre il 60% della produzione elettrica slovacca, è adatto a una produzione stabile e costante ma non è flessibile: non si regola facilmente per compensare i picchi di poche ore. Fonti rinnovabili e sistemi di accumulo diventano complementari alla strategia nucleare, non alternativi. I numeri resteranno bassi in valore assoluto ancora per qualche anno. Ma la direzione è segnata: anche per le reti del nord Europa, il raffreddamento estivo è destinato a diventare un fattore da pianificare con la stessa serietà riservata oggi al riscaldamento invernale.