Il turismo è tra i settori in più rapida crescita in Slovacchia. Dal 2008 a oggi, la sua quota nel PIL è raddoppiata, passando dall'1% al 2%, secondo i dati dell'Istituto per la Politica Finanziaria. Un segnale positivo, ma la media della zona euro si attesta al 3%, e gli altri paesi del Gruppo di Visegrád restano al di sotto della Slovacchia. Il settore si caratterizza per un'alta quota di turisti nazionali e per forti disparità regionali. Le destinazioni più frequentate sono Bratislava, le terme dell'ovest e i Tatra nell'est. Le aree rurali restano poco sviluppate, nonostante un'offerta interessante in termini di natura e paesaggio. Il paradosso è che il turismo cresce ma non porta con sé salari in crescita. La quota di occupazione nel settore rimane stabile intorno al 3,5% della forza lavoro, ma i livelli retributivi sono costantemente tra i più bassi dell'economia slovacca. Hotel, ristoranti e strutture ricettive offrono contratti spesso stagionali, con poche prospettive di progressione professionale. Questo crea un problema di attrattività. Il settore fa fatica a reclutare personale qualificato, in un mercato del lavoro dove i giovani possono orientarsi verso il manifatturiero o i servizi finanziari con salari molto più alti. Il divario si nota soprattutto nelle destinazioni minori, dove manca la massa critica per giustificare investimenti in formazione. Per gli imprenditori italiani del settore, la Slovacchia offre nicchie interessanti. La ristorazione di qualità, il turismo termale e quello culturale nelle aree meno battute dai circuiti internazionali sono ancora sottosviluppati. I margini per chi investe nell'ospitalità di fascia media-alta sono più generosi che in mercati saturi come l'Italia, l'Austria o la Croazia.
