Solo cinque paesi dell'Alleanza Atlantica riusciranno a raggiungere quest'anno il nuovo obiettivo NATO di destinare alla difesa il 3,5% del proprio prodotto interno lordo. La Slovacchia non è tra questi: il governo di Bratislava si limita al 2% e prevede di raggiungere la soglia del 3,5% soltanto entro il 2034, con quasi un decennio di ritardo rispetto ai partner più impegnati. L'Alleanza ha adottato questo nuovo traguardo nell'ambito di un progressivo rafforzamento della spesa militare seguìto all'invasione russa dell'Ucraina. Paesi come Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia guidano la classifica, spinti dalla prossimità geografica con la Russia e da una percezione del rischio che a Bruxelles o a Berlino faticano a sentire allo stesso modo. L'Estonia aveva già approvato un piano quadriennale che le consentirà di avvicinarsi al 5% nel 2026, mentre la Polonia ha superato il 4% di PIL e punta a toccare il 5% prima del 2030. La disparità tra i paesi dell'Europa orientale e quelli dell'Europa occidentale o meridionale sul tema della difesa non è nuova, ma l'allargamento della guerra in Ucraina e le pressioni di Washington hanno reso il divario molto più visibile. Dentro l'Alleanza si discute sempre più apertamente di un meccanismo di incentivi o sanzioni per i paesi che non rispettano gli obiettivi. La Slovacchia, con la sua posizione geografica di paese di retrovia rispetto al fronte, si trova in una posizione scomoda: abbastanza al sicuro da non sentire l'urgenza immediata, abbastanza vicina da non potersi permettere di ignorarla del tutto.