Il raccolto dei principali cereali in Slovacchia calerà del 17% rispetto all'anno precedente, scendendo a 2,6 milioni di tonnellate. La stima, la prima dell'anno elaborata dall'Ufficio di Statistica, si basa sui dati rilevati prima della trebbiatura e indica che il 2026 sarà l'annata peggiore per l'agricoltura slovacca dal 2018. La colpa principale è attribuita alla siccità grave che ha colpito il paese nella primavera e nell'estate di quest'anno. Le piogge sono state scarse e irregolari, proprio nei mesi cruciali per lo sviluppo delle colture. I cereali più colpiti sono il mais e altre colture primaverili, che dipendono in misura maggiore dalle precipitazioni estive.
La resa media attesa si attesta a 4,99 tonnellate per ettaro, in calo del 15% rispetto al 2025 e dell'8% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Si tratta di un doppio segnale negativo: non solo si sta peggio dell'anno scorso, ma anche rispetto al quinquennio precedente, che pure non era stato esente da criticità climatiche. L'impatto economico si farà sentire sulle aziende agricole che dipendono dai cereali come principale fonte di reddito. I prezzi interni potrebbero salire, anche se il mercato slovacco è integrato in quello europeo e i rincari si smorzano grazie alle importazioni. Il mais, in particolare, è un ingrediente fondamentale per l'alimentazione zootecnica: un calo del raccolto si riflette sui costi di produzione del settore carni e latticini. La siccità del 2026 riapre il dibattito sulle misure di adattamento climatico in agricoltura: irrigazione, scelta di varietà più resistenti alla siccità, gestione del suolo. Il cambiamento climatico rende questi eventi meno eccezionali di quanto fossero in passato, e la politica agricola slovacca dovrà tenerne conto con maggiore sistematicità.