La Slovacchia è il secondo paese più polarizzato d'Europa, superata solo dall'Ungheria. Lo afferma l'ultima analisi del progetto V-Dem, presentata dall'Istituto DEKK, che fotografa una società sempre più divisa su valori e appartenenze politiche. Negli ultimi dodici mesi, la quota di slovacchi che dichiarano di non aver mai interrotto un'amicizia o litigato in famiglia a causa di opinioni politiche divergenti è scesa di cinque punti percentuali, fermandosi al 67%. Il dato indica che un terzo della popolazione ha vissuto conflitti personali legati alla politica, un livello tra i più alti registrati nell'Unione europea. Lo studio del DEKK evidenzia come i conflitti di valore stiano progressivamente invadendo la sfera privata. Le divisioni non restano confinate al dibattito pubblico ma entrano nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle cerchie di amicizia. I ricercatori avvertono che questo tipo di polarizzazione produce effetti a cascata: erosione della fiducia sociale, indebolimento del capitale relazionale e fuga di cervelli, con persone che preferiscono vivere e lavorare altrove piuttosto che navigare un clima interno sempre più ostile. Il quadro teorico utilizzato dall'Istituto DEKK combina i dati V-Dem sulla polarizzazione con la metodologia dell'Edelman Trust Barometer del 2023, che misura sia la percezione della divisione sociale sia la fiducia nella possibilità di una riconciliazione. Su scala globale, applicando questo schema al contesto slovacco, solo l'Argentina risulterebbe più polarizzata. Gli esperti avvertono che, senza un'interruzione del ciclo di polarizzazione tossica, le società rischiano un collasso istituzionale progressivo. Per la Slovacchia, con le elezioni parlamentari previste nel 2027 e quelle locali entro la fine del 2026, il rischio concreto è che il dibattito pubblico dei prossimi mesi venga dominato da posizionamenti pre-elettorali piuttosto che da questioni sostanziali.
