La Commissione europea presenterà il 9 settembre l'Affordable Housing Act, un pacchetto legislativo che introduce un nuovo strumento per regolare gli affitti brevi nelle aree urbane più sotto pressione. Il meccanismo centrale è la classificazione delle cosiddette zone a stress abitativo: territori in cui il prezzo medio delle abitazioni supera otto volte il reddito disponibile medio della popolazione, con un peggioramento del rapporto negli ultimi dieci anni e senza prospettive di miglioramento nei tre successivi. In Slovacchia, ed esempio, Bratislava rientra in una di queste zone. La proposta non vieta gli affitti brevi in via generalizzata, né blocca le vendite immobiliari. Una volta classificata un'area come "sotto stress", le autorità nazionali e locali potranno valutare misure graduali: autorizzazioni, registrazioni, limiti quantitativi, restrizioni territoriali. Per adottare misure più incisive dovranno però dimostrare, dati alla mano, che gli affitti brevi hanno effettivamente ridotto la disponibilità o l'accessibilità degli alloggi nei tre anni precedenti. La prima casa dell'host resta esclusa da qualsiasi restrizione. Il testo è ancora una bozza interna: dovrà passare per Parlamento europeo e Consiglio prima di diventare legge, e il contenuto potrà cambiare nel corso dell'iter. Bratislava rientra tra le città dell'Europa centrale con prezzi degli immobili in forte crescita negli ultimi anni. Chi gestisce immobili a uso turistico o detiene seconde case dovrà seguire l'evoluzione del dossier: se la Slovacchia recepirà gli strumenti previsti dall'Affordable Housing Act, i Comuni potranno introdurre vincoli sulle locazioni brevi nelle aree classificate. Per ora non cambia nulla sul piano operativo, ma è utile monitorare come Bratislava e i centri turistici del paese si posizioneranno rispetto al nuovo quadro europeo.
