Il prezzo del diesel in Slovacchia ha toccato 1,94 euro al litro, eguagliando il record stabilito nel luglio 2022. In due mesi la crescita è stata del 30%, una dinamica senza precedenti nel dopoguerra europeo. La benzina si avvicina agli 1,80 euro al litro. Il governo non prevede tagli alle accise né all'IVA sui carburanti, per ragioni fiscali. Dietro il balzo ci sono due shock simultanei. Il primo riguarda le raffinerie russe: i droni ucraini le hanno colpite ripetutamente, riducendo l'offerta di prodotti raffinati sul mercato europeo. Il secondo è lo Stretto di Hormuz: il conflitto in Iran ha quasi bloccato uno dei corridoi petroliferi più trafficati al mondo. Solo quattro navi commerciali al giorno vi transitano attualmente, contro una media di quindici. Il differenziale tra il prezzo del diesel e quello del greggio ha superato in Europa i cento dollari al barile per la prima volta nella storia. La Russia fornisce in condizioni normali circa un barile di diesel ogni nove prodotti nel mondo. Le raffinerie del Medio Oriente, danneggiate dal conflitto, producono molto meno. Le esportazioni congiunte di diesel da Russia, Medio Oriente e Asia sono calate a luglio di 1,3 milioni di barili al giorno rispetto allo stesso mese del 2025, una contrazione pari a circa il 20% del commercio marittimo mondiale. Per la Slovacchia, la situazione è aggravata dalla storia recente: all'inizio del 2026 il blocco del gasdotto Druzhba aveva già messo sotto pressione le riserve di carburante. La dipendenza storica da forniture orientali pesa ancora. Il rifiuto del governo di intervenire con strumenti fiscali significa che il caro carburante si trasmette all'inflazione complessiva senza attutimento. Le famiglie sentono la differenza alla pompa. L'impatto più pesante lo pagano le imprese di trasporto, il settore agricolo e la logistica. Le aziende dell'automotive, cuore dell'economia slovacca, monitorano i costi con attenzione crescente. Il gas naturale è un capitolo separato: SPP detiene 15,7 TWh di gas in stoccaggio e punta al target di 17,5 TWh fissato dal governo per metà ottobre. I serbatoi slovacchi sono pieni al 52%, contro una media UE del 67%. La Commissione europea non vede per ora rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti.