Il governo ha tolto al 15 settembre lo status di giorno non lavorativo, ma ha lasciato in vigore la maggiorazione del 100% sulla retribuzione prevista per chi lavora nei giorni festivi. Il risultato è un mosaico di soluzioni aziendali, ognuna cucita sulle proprie esigenze produttive e sui propri conti. Non è la prima volta che le imprese slovacche affrontano il problema quest'anno: una situazione praticamente identica si era già verificata l'8 maggio, in occasione della Giornata della vittoria sul fascismo, anch'essa privata dello status di giorno di riposo ma non della maggiorazione salariale. La casa automobilistica Kia ha deciso di fermare la produzione nella maggior parte dei propri stabilimenti il 15 settembre, pagando comunque ai dipendenti il bonus del 100% previsto dalla legge. ČSOB, 365.bank, VÚB e il back office di Lidl hanno scelto un'altra strada: concedono un giorno libero retribuito, che si somma alle ferie già maturate dai lavoratori. Tatra banka offre invece un giorno di ferie supplementare. Diverso l'approccio del Municipio di Bratislava, di Billa e di dm, che hanno imposto ai dipendenti di prendere un giorno di ferie ordinarie per coprire la giornata. La maggior parte delle grandi catene della distribuzione, invece, resterà aperta e pagherà ai dipendenti la maggiorazione prevista dalla legge. Diverse associazioni datoriali hanno criticato la misura. Il segretario generale dell'Unione Repubblicana dei Datori di Lavoro (RÚZ), Martin Hošták, l'ha definita di fatto una misura anti-consolidamento, perché costringe le aziende a scegliere tra sostenere il costo aggiuntivo del personale o rinunciare a una giornata di attività. Anche Kia ha motivato la propria scelta con l'esperienza dell'8 maggio, quando l'attuale impostazione ha comportato, secondo l'azienda, costi aggiuntivi significativi senza un beneficio proporzionato. Sullo sfondo resta il tema del numero complessivo di giorni liberi a disposizione dei lavoratori slovacchi. Secondo il portale resume.io, la Slovacchia conta quest'anno 31 giorni tra ferie obbligatorie (20) e festività non lavorative (11), un dato in linea con la media globale ma tra i più bassi della regione: uguale a quello dell'Ungheria, contro i 38 giorni dell'Austria, i 34 della Polonia e i 33 della Repubblica Ceca. Resta aperta la questione del 2027: il governo non ha ancora chiarito se l'8 maggio e il 15 settembre torneranno a essere giorni di riposo pieno o se le aziende slovacche dovranno affrontare di nuovo lo stesso rompicapo organizzativo.